
di Biagio Celotto
Eduardo, trent'anni, vive tra silenzi familiari e la malattia della sorella Rosa. Tra "zio" Franco e Cinzia, impara ad affrontare il dolore, non a fuggirlo.
Eduardo ha trent'anni e vive in una casa che ama, ma che non riesce davvero ad abitare. Suo padre lo distrae parlando di calcio, sua madre lo protegge da tutto, persino dal dolore. Eppure ogni gesto è carico di ciò che non viene mai detto: Rosa, sua sorella, è malata. La sua presenza silenziosa è il centro emotivo attorno a cui ruota l'intera famiglia. L'unico che osa chiamare le cose con il loro nome è "zio" Franco — non un vero zio, ma il proprietario del ristorante dove lavora Eduardo. Un uomo diretto, ironico, che con affetto e irriverenza lo spinge a non annegare nel silenzio. Poi c'è Cinzia, una ragazza instabile e luminosa che costringe Eduardo a perdere l'equilibrio e ad ascoltare il proprio caos interiore. Volevo essere un diamante di Gould è la storia di un giovane che impara ad affrontare, invece che a fuggire, il dolore che lo abita. E come il piccolo uccello che dà il titolo al film, scopre che forse esiste un modo per volare — anche restando fermi.